Intervista a Marco Pierobon

Marco Pierobon è uno dei trombettisti classici italiani più conosciuti e rinomati a livello internazionale. Ha un ruolo fondamentale anche come didatta presso il conservatorio di Bolzano e ci ha deliziati e stimolati con i suoi warm-up quotidiani in diretta Facebook durante il lockdown.

  • Con chi hai imparato a suonare?

Ho iniziato a 8 anni nella scuola della fanfara dei bersaglieri di Bolzano. Il mio primo maestro è stato Vincenzo Talarico, grande eufonista virtuoso e grande insegnante! Gli devo moltissimo…

  • Quali sono stati gli insegnanti per te più importanti (non necessariamente trombettisti)?

Subito dopo l’inizio in banda ho continuato in conservatorio a Bolzano, classe del Prof. Otto Rabensteiner. Poi Giancarlo Parodi, la scuola di Musica di Fiesole con Roger Bobo e Vinko Globokar, vari masterclass in giro per l’Europa…

  • In che ambiti musicali lavori attualmente e qual è la tua direzione (in altre parole qual è la cosa che preferisci suonare), anche un breve excursus della carriera fatta che ti ha portato al presente

La mia carriera è stata inizialmente “normale”. Diploma in conservatorio, Orchestra Giovanile Italiana, audizioni, collaborazioni come aggiunto in orchestra, poi i primi concorsi vinti ed il posto di lavoro. A Parma per due anni (Orchestra Toscanini), poi Firenze (Maggio Musicale, 4 anni) poi Roma (Accademia di Santa Cecilia, 5 anni. Qualche collaborazione come ospite (Scala, Chicago). Contemporaneamente ho sempre coltivato un’attività cameristica con il mio quintetto di ottoni, tutt’ora in corso. Dal 2007 ho lasciato l’orchestra per insegnare in conservatorio (Bolzano) e potermi dedicare maggiormente ad attività solistica e cameristica. Ora sono molto soddisfatto della mia attività musicale, arrangio molto materiale per varie formazioni, dirigo, suono la musica che di solito scelgo io e nessuno mi impone. In più…famiglia impegnata di musicisti, per cui ogni momento c’è in casa qualcuno che suona….

  • Come organizzi lo studio quotidiano sullo strumento? (dividi tecnica, improvvisazione/interpretazione o tendi ad unirle? Studi ogni giorno più o meno per lo stesso tempo? Dedichi lo stesso tempo ad ogni esercizio o non hai paura di tralasciare qualcosa se l’approfondimento di un aspetto è proficuo in quella giornata? Segui un ordine rigido?)

Ogni giorno è differente per impegni lavorativi o famigliari. Cerco di mantenere il contatto con tutti gli aspetti fondamentali dello strumento, ma ad esempio quando sono in conservatorio faccio tecnica con i miei studenti e non devo farla a casa per conto mio. Anche per la durata dello studio la situazione varia molto. A scuola ho la tromba in mano per 12 ore, a casa molto meno… Non ho uno schema fisso, ma cerco di tenere traccia del materiale studiato compilando schede suddivise per argomenti. Questo mi aiuta a tenere sotto controllo tutti gli argomenti che mi interessano.

  • Quali sono gli esercizi che fai quotidianamente?

Non ho una routine fissa. Cambio spesso esercizi e li “compongo” sul momento. Questo perché credo che l’esercizio debba essere la RISPOSTA ad un’esigenza di miglioramento. Non il contrario. Mi domando cioè che materiale io possa scegliere per migliorare un certo ambito. In questo modo ho già in mente un risultato finale che provo a raggiungere con lo strumento. In altre parole, non credo che esistano esercizi buoni o cattivi, ma solo esercizi fatti bene ed in maniera proficua o meno. In altre parole fare “male” un esercizio buonissimo come Arban o Clarke fa solo danni.

  • Quale secondo te è l’aspetto più importante da curare e sviluppare giorno per giorno (non necessariamente legato alla tecnica, può essere il suono o la respirazione ma anche il fraseggio, la musicalità, l’ascolto etc)

Tecnicamente: suono e facilità di emissione. Ma la cosa più importante è approfondire e migliorare l’espressività musicale, la comunicatività. Cosa che si trova poco o nulla “sui libri”. Si tratta di lavorare su aspetti molto più aleatori, la conoscenza della partitura, ma anche fraseggio e direzioni musicali, cantare, decidere un’interpretazione. Molte di queste cose si possono in realtà fare anche senza lo strumento in mano…

  • Quale secondo te è l’aspetto più importante da curare e sviluppare giorno per giorno (non necessariamente legato alla tecnica, può essere il suono o la respirazione ma anche il fraseggio, la musicalità, l’ascolto etc)

Mi riallaccio alla domanda precedente. Studio le partiture, non solo la mia parte, ma anche tutto quello che mi circonda per essere più preparato possibile già alla prima prova. Simulo molto: con il canto, fingendo di dirigere, decidendo “a mente” come debba suonare qualcosa PRIMA di suonarlo. Poi anche tutta l’attività collaterale: lavoro di “ufficio”, emails, social. Scrivo molto, arrangio. Ma anche lavori “digitali” come registrazione audio, montaggi video. Ascolto molto, mi registro molto e ascolto molto, soprattutto gli altri, non necessariamente trombettisti. Ho anche fondato una banda dal nulla. Insomma, mi tengo occupato. Penso molto a non limitare la mia attività alla tromba. Certo, voglio essere considerato un bravo trombettista. Ma trovo ancora più interessante confrontarmi con la parola “musicista”. Fare musica, scambiare energia con colleghi e pubblico, divulgare, spiegare, coinvolgere, emozionare. Penso che ce ne sia davvero molto bisogno.


marcopierobon.com

Intervista a Morris Sebastianutto

Foto di Cesare Bellafronte

Morris Sebastianutto è un’altra delle eccellenze trombettistiche del Friuli Venezia Giulia. Attualmente prima tromba della Orchestra Academia China a Pechino.

  • Con chi hai imparato a suonare?

Il mio primo amore è stato il corno, strumento meraviglioso con il quale ho iniziato la mia avventura nella banda del paese; dopo alcuni anni ho deciso di passare alla tromba, seguendo dapprima i corsi organizzati dalla scuola di musica, per poi all’età di 14 anni continuare gli studi al conservatorio. Posso dire di aver iniziato a suonare la tromba da solo (rubandola di nascosto a mio padre), ma un ringraziamento lo devo a Lorenzo Merluzzi, il mio primo insegnante di tromba, il quale mi ha trasmesso una cosa fondamentale: la passione per lo strumento e per la musica in generale.

  • Quali sono stati gli insegnanti per te più importanti (non necessariamente trombettisti)?

Questa è una domanda apparentemente semplice ma molto articolata.

Qualche anno fa avrei risposto elencando dei nomi; oggi, posso rispondere dicendo che tutte le persone che ho incontrato durante il mio percorso formativo sono state utili ed indispensabili, fornendomi tutti i tasselli che, in seguito, mi hanno permesso di comporre il complicato mosaico di quello che si può definire “essere musicista”.

Con parole o semplicemente con i fatti mi hanno indicato la strada, a volte anche quella che poi è risultata sbagliata, ma per un giovane che vuole trovare la propria via è importante cercare di ottenere più informazioni possibili da più persone possibili, per poi maturare e crearsi una propria autonomia.

  • In che ambiti musicali lavori attualmente (fai pure un elenco delle formazioni con una breve descrizione) e qual è la tua direzione (in altre parole qual è la cosa che preferisci suonare), fai anche un breve excursus della carriera fatta che ti ha portato al presente

Attualmente lavoro come prima tromba all’Orchestra Academia China, orchestra con sede a Pechino (Cina). All’attività concertistica ho da sempre associato l’insegnamento, attualmente insegno tromba alla WAB-Western Academy of Beijing (scuola internazionale con sede a Pechino).

Quasi banalmente ti dico che a me piacciono tutti i generi di musica e per questo ho cercato di approfondirli e studiarli un po’ tutti, ovviamente ho da sempre dedicato più tempo alla musica (cosiddetta) classica.

Fin dall’inizio, il sentimento della curiosità è stato quello che mi ha guidato: curiosità nella ricerca di nuovi repertori per tromba sola (come per esempio nel mio primo CD “My Profile”) oppure curiosità per nuove forme compositive ed organici strumentali inusuali. Da diversi anni infatti prediligo un lavoro di ricerca e sinergia con compositori, dando quasi vita a “nuove” forme musicali.

Per quanto riguarda il presente ed il futuro, oltre all’attività orchestrale, ho diversi progetti ed idee in fase di realizzazione: il duo con mio fratello (Alex Sebastianutto – saxofonista), nato dalla comune ed insaziabile esigenza di ricercare, scoprire e sperimentare, come solista ed in veste di compositore, per un personale progetto dedicato al Friuli.

  • Come organizzi il tuo studio quotidiano sullo strumento? (dividi tecnica, improvvisazione/interpretazione o tendi ad unirle? Studi ogni giorno più o meno per lo stesso tempo? Dedichi lo stesso tempo ad ogni esercizio o non hai paura di tralasciare qualcosa se l’approfondimento di un aspetto è proficuo in quella giornata? Segui un ordine rigido?)

La musica, da sempre, è un’arte astratta, che però richiede un’organizzazione, una disciplina e una perseveranza nello studio quasi maniacale.

Pianificare la giornata di studio è fondamentale per ottenere dei risultati!

Conseguentemente a questa necessità e traendo spunto dalla mia quasi ventennale esperienza come didatta, ho redatto 2 metodi per lo studio della tromba, appartenenti alla collana “The Trumpeter Method”. Il primo, Progressive Exercises (Disponibile qui ndr)è dedicato a tutti coloro che si affacciano allo studio della tromba. Si sviluppa dando priorità alla fase di produzione del suono, imboccatura e corretta emissione. Il secondo metodo: Technical Studies (Disponibile qui ndr) è un volume adatto a tutti i livelli, dal principiane al professionista, ed ha la funzione di costruire, perfezionare e potenziare la tecnica strumentale, approfondendo tutti gli aspetti tecnico/strumentali indispensabili per colui che vuole suonare la tromba.

Personalmente il mio studio giornaliero è diviso in quattro parti:

  1. verifica, consolidamento e potenziamento dell’imboccatura
  2. ricerca di una vibrazione efficace, inteso come lavoro sul suono, dinamiche, estensione, attacchi, flessibilità ecc
  3. studio riferito a quello che devo suonare
  4. (senza strumento) ricerca dedicata all’espressione musicale (interpretazione della musica che devo eseguire) e approfondimento storico/tecnico dei vari generi (comprendente anche un personale lavoro su arrangiamenti e composizioni)

Da come si può quindi intuire da ciò che precedentemente ho esposto, a me piace suddividere lo studio in sezioni, questo per poter essere concentrato al massimo sugli aspetti ai quali sto dedicando il mio tempo; solo quando “le idee sono chiare”, unisco i punti 3 e 4.

Chiaramente studio tutti i giorni, cercando di non tralasciare nulla. Sia chiaro che questo LAVORO è faticoso e alle volte non immediatamente ripagante, ma la passione per lo strumento e la musica rendono tutto più leggero.

Non ricordo una sola volta di essere uscito da casa senza strumento, non perché sono un maniaco (☺), ma perché sono certo che mi mancherebbe moltissimo svegliarmi e non soffiare nel mio amatissimo “tubo”!!

La PASSIONE è la benzina che fa ardere la voglia di conoscere, mettersi in gioco e mi fa dimenticare la fatica

Le “tempistiche” dedicate allo strumento all’interno della giornata variano, anche a seconda dei programmi che sto suonando in orchestra o in base ai progetti che sto preparando.

Come dice sempre il maestro Giancarlo Parodi (con il quale ho avuto la fortuna di studiare per diversi anni): la chiave non è la quantità di tempo che dedichi allo strumento, ma la QUALITÀ dello studio; chiaramente per poter approfondire tutti gli aspetti precedentemente citati il tempo dedicato alla musica coincide esattamente con le ore dell’intera giornata; sta poi al singolo musicista trovare un proprio equilibrio che possa dare giovamento.

Come didatta è proprio questo uno dei miei obiettivi: creare nell’allievo una capacità analitica e una conseguente indipendenza nella gestione del proprio tempo.

  • Elenca gli esercizi che fai quotidianamente (se ci sono esercizi che fai ogni giorno uguali scrivi quali sono, se invece sono una categoria di esercizi che cambi sempre basta dire che tipo sono es. flessibilità). Per ogni esercizio spiega PERCHÈ LO FAI, COME LO FAI, QUALI BENEFICI TI PORTA, DA CHI O COME L’HAI APPRESO

Gli esercizi che pratico giornalmente sono quelli presenti nel mio libro (Technical Studies).

Sono dell’opinione che l’esercizio in sé non è tanto importante quanto la coscienza del perché tu lo stia facendo; con questo intendo dire che lo stesso esercizio lo si può eseguire con mille finalità, l’importante è sapere il perché tu lo stia praticando, focalizzando quindi l’attenzione sull’obbiettivo tecnico precedentemente prestabilito.

Senza dilungarmi in trattati didattici, posso dire che chiaramente ci sono esercizi che rispetto ad altri sono più funzionali all’approfondimento di determinati aspetti tecnici, quindi, per quanto riguarda gli studenti, è importantissimo aver un insegnante che abbia la conoscenza e l’abilità di indirizzare e consigliare lo studente, tenendo conto delle caratteristiche, delle capacità e delle abilità che per ogni persona sono differenti.

  • Quale secondo te è l’aspetto più importante da curare e sviluppare giorno per giorno (non necessariamente legato alla tecnica, può essere il suono o la respirazione ma anche il fraseggio, la musicalità, l’ascolto etc)

A mio parere l’attenzione quotidiana riferita ai fondamentali (imboccatura, postura, tecnica) è indispensabile per essere sicuri che tutto lo studio a seguire sia efficace; egualmente importante, è la ricerca, intesa come ascolto, studio delle diverse forme musicali ecc.

Solo grazie ad un ricerca/analisi del mondo musicale del passato e del presente possiamo progredire, migliorare e potenziare le nostre capacità.

  • Quali sono le altre attività che svolgi regolarmente connesse o utili al tuo lavoro ma senza lo strumento in mano? Perché le fai? Quanto tempo ci dedichi? (Composizione, arrangiamento, booking, management, public relations, ascolto attento alla musica etc.)

Per quanto riguarda arrangiamento, composizione, ascolto ecc, come già detto, fanno parte dello studio quotidiano.

Un aspetto che fino ad ora è poco “approfondito” dai musicisti è quello dedicato alle attività non direttamente correlate allo strumento e quindi non definibili artistiche.

Il mondo sta cambiando, la figura dell’agente musicale quasi non esiste più (in riferimento all’ambito della musica classica), di conseguenza il musicista dev’essere anche imprenditore di se stesso.

Per molti musicisti questo aspetto viene visto quasi come uno sminuire il proprio livello artistico, un lavoro “sporco” che l’artista non deve fare per non imbrattare la propria aura intellettuale, pena la castrazione dell’ispirazione.

Secondo me invece è totalmente il contrario.

Dedicarsi ad un’auto gestione è la garanzia che il proprio lavoro venga espresso, e di conseguenza, visto senza filtri e compromessi. Chiaramente dal punto di vista economico (in proporzione allo sforzo di realizzazione) è assolutamente più conveniente farsi seguire da agenti o associazioni, ma ai miei studenti cerco sempre di infondere la voglia di una autoproduzione di se stessi, specialmente al giorno d’oggi, dove il mondo virtuale (youtube, facebook ecc) sono delle vetrine (e quindi anche possibili fonti di lavoro), gestibili autonomamente e a portata di tutti.


morrissebastianutto.com

Intervista a Ottaviano Cristofoli

In Friuli Venezia-Giulia sono nati non pochi trombettisti validissimi che si sono poi distinti a livello internazionale. Tra questi sicuramente spicca Ottaviano Cristofoli ora di stanza in Giappone.

  • Con chi hai imparato a suonare?

Ho iniziato a suonare con il Sax a sei anni, e solo successivamente la tromba. Posso peró dire che il mio primo insegnante di tromba è stato Fabiano Cudiz che insegnó al conservatorio di Udine per due anni

  • Quali sono stati gli insegnanti per te più importanti (non necessariamente trombettisti)?

Ci sono stati vari insegnanti che hanno segnato profondamente il mio percorso. Ognuno ha contribuito con qualcosa che poi è diventato parte del mio suonare.
Sicuramente Fabiano Cudiz, essendo stato il mio primo insegnante, ha costruito le basi non solo tecniche che mi sono servite in tutta la mia carriera.
Sono stati molto cruciali anche altri maestri in altri momenti. Infatti il “quando” si apprende una determinata nozione da un insegnante è fattore determinante.
Non sempre un buon consiglio o insegnamento arriva al momento giusto, a volte questo consiglio rimane da qualche parte nella nostra memoria per qualche anno e poi si fa vivo e se ne capisce l’utilità solo anni più tardi. Un’altra cosa interessante forse é che dalla giovanile in poi i miei insegnanti sono stati non trombettisti: Rex Martin (tuba), Dale Clevenger (corno), Roger Bobo (tuba) ecc. per qualche anno ho preferito ricevere consigli slegati e non condizionati dalle limitazioni tecniche della tromba. Fino a qualche anno fa, quando ho sentito il bisogno di focalizzare di nuovo l’attenzione su aspetti esclusivamente trombettisti

  • In che ambiti musicali lavori attualmente (fai pure un elenco delle formazioni con una breve descrizione) e qual è la tua direzione (in altre parole qual è la cosa che preferisci suonare), fai anche un breve excursus della carriera fatta che ti ha portato al presente

Attualmente (da 12 anni) sono prima tromba della Japan Philarmonic Orchestra, ho fatto parte di altre orchestre in passato e anche attualmente collaboro saltuariamente con altre formazioni.
Da qualche anno ho iniziato un progetto da solista, registrando l’anno scorso il mio secondo CD.
Sono membro di un gruppo giapponese che si chiama Samurai brass, e che mi ha avvicinato alla musica commerciale e aiutato ad entrare nel mondo delle registrazioni commerciali (Telefilm, Film , Pubblicità).
Tutti questi cambi di genere e stile hanno contribuito a farmi crescere tecnicamente e anche musicalmente. Provo enorme soddisfazione a suonare generi diversi e strumenti con setup non orchestrali. Sono anche direttore artistico di un progetto che si chiama Music System che mi appassiona e da molte soddisfazioni.

  • Come organizzi il tuo studio quotidiano sullo strumento? (dividi tecnica, improvvisazione/interpretazione o tendi ad unirle? Studi ogni giorno più o meno per lo stesso tempo? Dedichi lo stesso tempo ad ogni esercizio o non hai paura di tralasciare qualcosa se l’approfondimento di un aspetto è proficuo in quella giornata?

Per quasi tutta la mia vita trombettistica ho mantenuto una routine pensata e programmata a tavolino. Ho cercato di organizzare sulla carta gli esercizi e argomenti che bisogna toccare durante un periodo di tre o quattro giorni.
Da circa tre anni ho inserito alla mia routine giornaliera il riscaldamento del metodo Caruso. Che ha drasticamente cambiato il mio approccio con lo strumento.
Il metodo Caruso sintetizza e isola la tecnica permettendo di concentrarsi su quegli aspetti per poi liberamente pensare alla musica.

Seguo un ordine rigido, condivido l’idea esposta dal maestro Eishenbach un giorno a prove, durante una prova in accademia in Germania. La routine è l’anima della creativitá.

  • Elencare gli esercizi che fai quotidianamente (se ci sono esercizi che fai ogni giorno uguali scrivi quali sono, se invece sono una categoria di esercizi che cambi sempre basta dire che tipo sono es. flessibilità). Per ogni esercizio spiega PERCHÈ LO FAI, COME LO FAI, QUALI BENEFICI TI PORTA, DA CHI O COME L’HAI APPRESO

Inizio con una routine del Caruso. Dopodiche inserisco delle scale, molto melodiche, o dello stamp.
articolazione.
flessbilitá.
poi vari esercizi che devono variare ogni giorno.

  • Quale secondo te è l’aspetto più importante da curare e sviluppare giorno per giorno (non necessariamente legato alla tecnica, può essere il suono o la respirazione ma anche il fraseggio, la musicalità, l’ascolto etc)

La cura del suono. Sicuramente. Poi tutti gli altri aspetti come intonazione dinamiche ecc.
Per i principianti invece la cura del suono deve essere, secondo me, posticipata ad una fase successiva. Bene avere da subito, invece, le idee chiare sull’imboccatura e posizione della lingua.

Naturalmente allo studio tecnico dello strumento ci deve essere un lavoro enorme che richiede anni e che non arriva mai ad un termine, di studio e conoscenza della musica.

  • Quali sono le altre attività che svolgi regolarmente connesse o utili al tuo lavoro ma senza lo strumento in mano? Perché le fai? Quanto tempo ci dedichi? (Composizione, arrangiamento, booking, management, public reletions, ascolto attento alla musica etc.)

Un po’ di attivitá fisica aiuta sicuramente. Su consiglio di un amico medico, dopo qualche problema ad una spalla/ clavicola, chi suona la tromba sa benissimo di cosa si tratta, ho iniziato a praticare esercizi del pilates giornalmente.
Aiutano molto la postura e allo sviluppo di muscoli che aiutano a mantenere la postura corretta mentre si suona.

il lavoro di solista deve essere affiancato ad un grande lavoro di immagine e cura della presenza on line.

Il mantenimento della pagina youtube, mantenimento delle piattaforme social sono punti fondamentali per l’esercizio di attivitá extraorcehstrali


otto-trumpet.com

Intervista a Mirko Cisilino

Mirko Cisilino, classe 1986, è un trombettista, compositore e arrangiatore con base a Udine, ma con un’attività musicale molto densa, variegata e diffusa in tutta Europa.

  • Con chi hai imparato a suonare?

Ho cominciato a suonare la tromba in prima media con Fabrizio Fontanot: allora c’era l’orchestra fiati a scuola, sceglievi lo strumento, ti dava un foglio con il solfeggio Gordon (per imparare da soli a leggere le parti) e ti insegnavano la pernacchia (“pensa di avere una briciola sulle labbra e di ?sputarla fuori) e la scala di do. Poi man mano si imparavano bemolli e diesis man mano che li si incontrava alle prove. Prima media facevo la terza tromba, poi salivi di rango e a Natale della seconda le prime trombe facevano la consegna delle prime parti per l’anno successivo.

  • Quali sono stati gli insegnanti per te più importanti (non necessariamente trombettisti)?

Fabrizio Fontanot: più che insegnarmi i primi rudimenti di tromba, mi ha insegnato molto sulla musica (siamo esseri umani prima che musicisti, la musica è uno specchio di come siamo) e già alle medie, interessandomi la struttura e “il fare” della musica , mi dava gli esercizi del Piston per imparare l’armonia.Oltretutto con la banda negli anni successivi ci faceva leggere un sacco di musica a prima vista; oggi son una scheggia in questo anche grazie a quegli anni.
Kyle Gregory: mi ha insegnato l’importanza di sentire la musica dentro, il cantare e l’intenzione! (Bill Adam, suo maestro, diceva sempre “set your self on fire” – infiammati!: negli anni ho capito quanto questo sia necessario visto che l’emoziona influisce molto sull’uso dell’aria, per cui necessario avere la giusta attitudine nello studio e nella performance) Bruno Cesselli: grazie a lui mi si è ulteriormente aperta la visione armonica della musica grazie ad un sistema di analisi basato sulla semplicità: ricordo un giorno di tanti anni fa in cui ho capito che si poteva fare qualunque nota su qualunque accordo: anche qui l’intenzione regna, cioè che dipende da dove arrivi e dove vai.Luca Bastiancich: l’importanza dell’aria e del relax nell’uso di essa e come tutto si sistema quando la si usa propriamente (come quando si canta)

  • In che ambiti musicali lavori attualmente (fai pure un elenco delle formazioni con una breve descrizione) e qual è la tua direzione (in altre parole qual è la cosa che preferisci suonare)

Franco D’andrea: improvvisazione sviluppando intervalli (orecchio relativo 100%) https://youtu.be/qJOMxpNC7yg

C’mon Tigre: pop/free/elettro, suono tromba corno, moog e backvocals – a momenti corno con una mano e moog con l’altra (polistrumentismo) https://youtu.be/3n1Vbpa1Op0

Maistah Aphrica: afro/rock/jazz, tromba trombone e corno (polistrumentismo e gran capacità ritmica) https://youtu.be/ZQCoRODXY9Q

Freelance: esser pronti a tutto (prima vista melodica, armonica, ritmica)

Effetto Carsico: mia musica, per cui ricerca interna di ciò di cui ho bisogno https://youtu.be/tnH7VK_Hr3E

La mia direzione sono mille direzioni: man mano che cresco maturano le mie idee sulla vita e quindi anche sulla musica e da sè si palesano le sfide, i limiti da superare strumentalmente e non solo.

  • Come organizzi il tuo studio quotidiano sullo strumento?

Cerco di fare un’oretta al giorno di tromba, coprendo il più possibile tutti gli aspetti (se passa qualche giorno che non faccio una cosa, cerco di coprirla appena possibile). Poi prendo trombone o corno per un’altra oretta. A volte cerco di mescolare (mezz’ora a strumento) per abituarmi nel cambio bocchino.Suono ogni giorno almeno una mezz’oretta di piano.Negli ultimi anni faccio poca impro con la tromba, cerco invece di farlo con il piano: questo mi aiuta con l’orecchio e con la musica in genere: vedo che se hai l’idee chiare e sai cantare di tutto, imparare o cambiare strumento non è poi così difficile. Ad ogni modo è per me necessario cambiare qualcosa ogni giorno nelle mie routine: ho un apprendimento veloce per cui poi rischio di annoiarmi e quindi distrarmi.

  • Elencare gli esercizi che fai quotidianamente. Per ogni esercizio spiega PERCHÈ LO FAI, COME LO FAI, QUALI BENEFICI TI PORTA, DA CHI O COME L’HAI APPRESO

GIORNATA DI STUDIO: Respirazione: sacca da 6 litri (inspirazione piena e relativamente veloce, espirazione più lenta e lunga possibile – per evitare overblowing).
Bocchino 10/15min: mi centra e mi fa capire come sta il mio sistema e per cui come mi dovrò comportare con il warm up, Luca Bastiancich. Bending 5/10min: mi rilassa e assicura l’uso dell’aria, Luca Bastiancich. Chikovicz 10min : a ventaglio fin dove arrivo, orizzontalità dell’aria e accelerazione (in equilibrio con l’uso delle labbra (allarga e restringi foro) per evitare pressione su di esse) Luca Bastiancich e Charlie Green (2006 Amsterdam).
Flessibilità 15/20min : cambio ogni giorno; solo flessibilità (spesso mescolando le posizioni – esercizi imparati dai trombonisti!) , oppure mescolando con staccato, (colin, schlossberg, inventati). Staccato: ogni giorno mi invento qualcosa di diverso a seconda della musica che ho da preparare per il lavoro; doppio triplo (perchè mi equilibrano nell’uso dell’aria e soprattutto nel registro acuto per non chiudere troppo). Lettura e/o improvvisazione. Cambio strumento: con corno o trombone, dopo aver fatto tromba, tendo a suonare prima un pò il bocchino e poi faccio un pò come sopra, ma quasi sempre con melodie che mi invento alla giornata (ma seguendo gli stessi concetti di canto, orizzontalità dell’aria).

GIORNATA DI PROVE: tutto quello sopra un pò più corto e senza troppi estremi (dipende da cosa devo provare, a volte routine piena).

GIORNATA DI CONCERTO: tutto quello sopra un pò più rilassato, più pausette.

  • Quale secondo te è l’aspetto più importante da curare e sviluppare giorno per giorno?

Le cose che non si sanno; creare nuove abitudini, Jacobs: non sistemare le vecchie abitudini (sennò le tieni vive), lavora invece a nuove abitudini).

Creatività: inventarsi esercizi sui concetti (flessibilità, staccato etc…) per mantenere viva l’attenzione e concentrazione e allenarsi a esser pronti a tutto (oltretutto si impara a scrivere esercizi ad personam per gli allievi e per se stessi).

  • Quali sono le altre attività che svolgi regolarmente connesse o utili al tuo lavoro ma senza lo strumento in mano? Perché le fai? Quanto tempo ci dedichi?

Studio dell’armonia e composizione e sviluppo dell’orecchio; se uno ti dice “che bella giornata” capisci quello che ha detto, più o meno, e c’è qundi una comunicazione base; se uno suona una quinta giusta (o qualunque altro intervallo) e tu non lo capisci, come può esserci una comunicazione? Credo che il musicista professionista DEBBA saper riconoscere gli intervalli, perchè sono come l’ABC di una lingua!

Ufficio: agenda, organizzazione prove e concerti.

Cultura: leggere, informarsi, avere una propria ricerca legata alla vita e alla natura e alla comprensione di stessi (e di conseguenza all’ascolto degli altri; siamo bestie di questo universo e abbiamo bisogno di capirlo ogni giorno di più e la musica (e tutto ciò che facciam) ne gioverà (la nostra musica è specchio di ciò che siamo).