Intervista a Marco Pierobon

Marco Pierobon è uno dei trombettisti classici italiani più conosciuti e rinomati a livello internazionale. Ha un ruolo fondamentale anche come didatta presso il conservatorio di Bolzano e ci ha deliziati e stimolati con i suoi warm-up quotidiani in diretta Facebook durante il lockdown.

  • Con chi hai imparato a suonare?

Ho iniziato a 8 anni nella scuola della fanfara dei bersaglieri di Bolzano. Il mio primo maestro è stato Vincenzo Talarico, grande eufonista virtuoso e grande insegnante! Gli devo moltissimo…

  • Quali sono stati gli insegnanti per te più importanti (non necessariamente trombettisti)?

Subito dopo l’inizio in banda ho continuato in conservatorio a Bolzano, classe del Prof. Otto Rabensteiner. Poi Giancarlo Parodi, la scuola di Musica di Fiesole con Roger Bobo e Vinko Globokar, vari masterclass in giro per l’Europa…

  • In che ambiti musicali lavori attualmente e qual è la tua direzione (in altre parole qual è la cosa che preferisci suonare), anche un breve excursus della carriera fatta che ti ha portato al presente

La mia carriera è stata inizialmente “normale”. Diploma in conservatorio, Orchestra Giovanile Italiana, audizioni, collaborazioni come aggiunto in orchestra, poi i primi concorsi vinti ed il posto di lavoro. A Parma per due anni (Orchestra Toscanini), poi Firenze (Maggio Musicale, 4 anni) poi Roma (Accademia di Santa Cecilia, 5 anni. Qualche collaborazione come ospite (Scala, Chicago). Contemporaneamente ho sempre coltivato un’attività cameristica con il mio quintetto di ottoni, tutt’ora in corso. Dal 2007 ho lasciato l’orchestra per insegnare in conservatorio (Bolzano) e potermi dedicare maggiormente ad attività solistica e cameristica. Ora sono molto soddisfatto della mia attività musicale, arrangio molto materiale per varie formazioni, dirigo, suono la musica che di solito scelgo io e nessuno mi impone. In più…famiglia impegnata di musicisti, per cui ogni momento c’è in casa qualcuno che suona….

  • Come organizzi lo studio quotidiano sullo strumento? (dividi tecnica, improvvisazione/interpretazione o tendi ad unirle? Studi ogni giorno più o meno per lo stesso tempo? Dedichi lo stesso tempo ad ogni esercizio o non hai paura di tralasciare qualcosa se l’approfondimento di un aspetto è proficuo in quella giornata? Segui un ordine rigido?)

Ogni giorno è differente per impegni lavorativi o famigliari. Cerco di mantenere il contatto con tutti gli aspetti fondamentali dello strumento, ma ad esempio quando sono in conservatorio faccio tecnica con i miei studenti e non devo farla a casa per conto mio. Anche per la durata dello studio la situazione varia molto. A scuola ho la tromba in mano per 12 ore, a casa molto meno… Non ho uno schema fisso, ma cerco di tenere traccia del materiale studiato compilando schede suddivise per argomenti. Questo mi aiuta a tenere sotto controllo tutti gli argomenti che mi interessano.

  • Quali sono gli esercizi che fai quotidianamente?

Non ho una routine fissa. Cambio spesso esercizi e li “compongo” sul momento. Questo perché credo che l’esercizio debba essere la RISPOSTA ad un’esigenza di miglioramento. Non il contrario. Mi domando cioè che materiale io possa scegliere per migliorare un certo ambito. In questo modo ho già in mente un risultato finale che provo a raggiungere con lo strumento. In altre parole, non credo che esistano esercizi buoni o cattivi, ma solo esercizi fatti bene ed in maniera proficua o meno. In altre parole fare “male” un esercizio buonissimo come Arban o Clarke fa solo danni.

  • Quale secondo te è l’aspetto più importante da curare e sviluppare giorno per giorno (non necessariamente legato alla tecnica, può essere il suono o la respirazione ma anche il fraseggio, la musicalità, l’ascolto etc)

Tecnicamente: suono e facilità di emissione. Ma la cosa più importante è approfondire e migliorare l’espressività musicale, la comunicatività. Cosa che si trova poco o nulla “sui libri”. Si tratta di lavorare su aspetti molto più aleatori, la conoscenza della partitura, ma anche fraseggio e direzioni musicali, cantare, decidere un’interpretazione. Molte di queste cose si possono in realtà fare anche senza lo strumento in mano…

  • Quale secondo te è l’aspetto più importante da curare e sviluppare giorno per giorno (non necessariamente legato alla tecnica, può essere il suono o la respirazione ma anche il fraseggio, la musicalità, l’ascolto etc)

Mi riallaccio alla domanda precedente. Studio le partiture, non solo la mia parte, ma anche tutto quello che mi circonda per essere più preparato possibile già alla prima prova. Simulo molto: con il canto, fingendo di dirigere, decidendo “a mente” come debba suonare qualcosa PRIMA di suonarlo. Poi anche tutta l’attività collaterale: lavoro di “ufficio”, emails, social. Scrivo molto, arrangio. Ma anche lavori “digitali” come registrazione audio, montaggi video. Ascolto molto, mi registro molto e ascolto molto, soprattutto gli altri, non necessariamente trombettisti. Ho anche fondato una banda dal nulla. Insomma, mi tengo occupato. Penso molto a non limitare la mia attività alla tromba. Certo, voglio essere considerato un bravo trombettista. Ma trovo ancora più interessante confrontarmi con la parola “musicista”. Fare musica, scambiare energia con colleghi e pubblico, divulgare, spiegare, coinvolgere, emozionare. Penso che ce ne sia davvero molto bisogno.


marcopierobon.com

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